Lettera: Le forme dell’amore.

Lettera: Le forme dell’amore.

Ci sono lavori terapeutici che lasciano il segno anche a noi terapeuti. Questo è uno di quelli.

Per molto tempo, in quella stanza, il significato dell’amore ci ha capovolte a testa in giù, e non è
un’immagine retorica. È quello che succede quando una parola così grande viene smontata, guardata
da sotto, girata e rigirata fino a perdere la forma che credevamo avesse.
Uscivamo dai colloqui con la sensazione di aver volato, o di essere state trafitte da una lama o da un
raggio di sole..
A volte tutte le cose insieme.
Questa lettera è arrivata alla fine di quel percorso.
La pubblico con gratitudine e con il permesso di chi l’ha scritta, che ha voluto farne un dono, non
solo a me, ma a chiunque stia ancora cercando le parole giuste per capire in che tipo di amore
merita di vivere. Nadia. 2026


Cos’è l’amore?


Cara Nadia,
mi ci è voluto tanto per rispondere nuovamente a questa domanda. Forse molto di più di quanto mi
sarei aspettata, ma molto meno di quanto ci voglia generalmente.
C’è chi dopo una vita intera non ne conosce il significato, perché non ha mai avuto la fortuna di
assaporarne l’essenza, o perché ce l’ha sempre avuto sotto gli occhi senza saperlo riconoscere.
C’è chi invece, tra i più fortunati, lo trova così, subito, quasi per caso. Lo riconosce e non si fa
troppe domande. Lo accoglie e non lo lascia più.
Il mio strano percorso, quasi da romanzo rosa, oltre ad intrattenerti da morire (ammettilo) mi è
servito per capire una cosa importante.
L’amore può essere ovunque ed in molte forme.
L’amore può essere un’attesa durata anni, andando in terapia e facendo impazzire la terapista,
lasciando comunque andare la persona amata, sacrificando sé stessi per l’altro. L’amore può essere
tempesta e fulmini, dolore, sacrificio. L’amore può essere paura e può sicuramente essere
sofferenza. L’amore può essere terribile.
Il fatto è che non deve per forza essere così.
La vera domanda non è cos’è l’amore bensì in che tipo di amore vogliamo e meritiamo di vivere.
Forse avevi ragione.
Forse un po’ li ho amati tutti, in forme ed intensità diverse, ma li ho amati. Però non è quel tipo di
amore che meritavo di vivere, non è quel tipo di amore che mi fa bene al cuore.
Quel tipo di amore è un’altra cosa.
Quell’amore non è una tempesta ma un tramonto.

Il tramonto è qualcosa che ti lascia stupore senza paura, è caldo, rassicurante e pur sempre
meraviglioso. Sai che ci sarà ancora, come una certezza rassicurante, ma non per questo ti ci abitui,
bensì continui ad ammirarlo, nelle diverse sfaccettature che ha da offrirti.
Quel tipo di amore è il cane che ogni giorno salta di gioia come se non ti vedesse da mesi, senza
chiedersi perché tu te ne sia andato.
Quel tipo di amore è una nonna che racconta della tua laurea alle amiche infinite volte, come fosse
un traguardo anche suo.
Quel tipo di amore è un’amica che smette di parlare perché vede che sei altrove e trattiene la sua
gioia per dare spazio ai tuoi dolori.
Quel tipo di amore è incondizionato, batte il tempo, batte le difficoltà, i difetti fisici, l’età.
Quel tipo di amore rallenta il battito cardiaco, non lo aumenta.
Quel tipo di amore non ti cambia, non ti sconvolge, non ti trasforma.
Quel tipo di amore non è idealizzazione ma accettazione della realtà. So come sei fatto, conosco i
tuoi difetti, ma non li cambio; decido di conviverci ed amarli.
Quel tipo di amore è sistemarsi i capelli come la prima volta ma questa volta è perché ci tieni, non
per insicurezza.
In quel tipo di amore non c’è un sottone, né un malessere. Non c’è vincitore né vinto.
Non c’è gara, non c’è podio. Se perde uno perde l’altro, se vince uno vincono entrambi.
Quel tipo di amore è R.,
che nonostante sia tarda notte e il giorno dopo debba alzarsi presto, rimane ad ascoltare le mie
preoccupazioni senza farmele pesare, facendo delle mie questioni un problema di entrambi.
Quel tipo di amore è R.,
che nei giorni in cui potrebbe dormire, si sveglia comunque all’alba per fare colazione con me e
mentre mi preparo mi fa trovare già tutto pronto.
Quel tipo di amore sono io,
che nonostante avessi potuto convincerlo ad innamorarsi di me in mille modi, decido di non
convincerlo affatto. Anzi, metto R. nella condizione di avere tutte le informazioni per poter
scegliere se sono io davvero quello che vuole.
Sa del mio passato, delle mie cicatrici, del mio percorso.
Per la prima volta uso i miei difetti per mostrarmi dentro e non per mettermi in mostra.
Uso le parole per rassicurarlo e non per terrorizzarlo.
La cosa che più ci lega è il coraggio di affrontare gli aspetti cupi della vita, quelli ai quali pensi da
solo quando non riesci a dormire.
La cosa che più mi piace di noi è che anche dopo una grossa litigata nessuno dei due rimane ferito
perché ci assicuriamo di lasciare tutto come abbiamo trovato, proprio come in una camera d’hotel.
Tu sei la ragione per cui si dovrebbe andare a fare terapia, lui è la prova che la terapia funziona e
serve.
La prova della mia vera guarigione e della sua non tossicità è che lui non mi avrebbe voluta per
come ero prima,
e io non avrei mai voluto lui.
Quel tipo di amore è nudo e crudo. Niente fondotinta, niente reggiseni push-up, niente addominali,
niente atteggiamenti spocchiosi o evitanti. Niente litigate sotto la pioggia, nessuna persona di
mezzo, niente offese, niente aggressioni, nessuna invasione nella sfera privata dell’altro, nessuna
bugia, né bianca né nera.

Sai qual è stata la prima promessa con il mignolino che ci siamo fatti?
“Promettiamoci di non tirarcela, mai. Non c’è uno che scappa e uno che insegue, mai.”
Come ben avrai capito, mi sono fidanzata, e questa volta, per la prima volta, te ne parlo perché sono
contenta e non perché sia uno degli spilli dei miei circoli viziosi infiniti.
Non so se durerà e, anche se è difficile, cerco di non correre troppo, ma neanche troppo poco.
Sto cercando di fare le cose per bene, senza giochi. Non ti nego che è dura e a volte ho ancora paura
delle mie reazioni e delle mie ombre.
Ma per ora c’è lui ad accendere la luce, quando ho paura.
Sai che ogni tanto, per farlo sorridere, gli chiedo quando mi sposa?
Ci credi? Io che faccio sti discorsi…
Mi hai trovata piena di rabbia, tristezza, senza alcun senso civico verso i sentimenti miei ed altrui.
Mi hai insegnato che tutte le colpe che mi addossavo erano pesi inutili, imputabili al caso e non a
me.
Hai dato forma a ciò che stavo facendo a me e agli altri, gli hai dato un nome e mi hai spinta ad
odiare quella parte di me tanto da estirparla.
Se ora ho consapevolezza di cosa sia un sentimento sano, di come sia io e di cosa voglio è merito
anche tuo.
Mai avrei pensato di poter cambiare davvero.
Ho pensato molto a che regalo farti per tutto questo percorso, per avermi spinta a cambiare anche
quando non mi fidavo, anche quando non ti credevo, anche quando è sembrato impossibile farmi
cambiare rotta.
Poi ho capito che l’unico regalo che posso farti è mostrarti i risultati del tuo lavoro su di me.
Ed il risultato non è R., sono io. Se ho trovato una persona così sana è perché anche io forse di
tossicità non ne ho più, né per me né per gli altri.
Prima di lui, sono stata un po’ di tempo da sola e ho fatto le mie cose, mi sono presa cura delle mie
esigenze e delle mie passioni. Per cui ora c’è R. ma c’è anche A. C’è un noi ma ci sarà sempre un po’
di spazio dedicato solo a me.
Sarei curiosa di sapere cosa ne pensi della mia breve analisi sull’amore…
Comunque, grazie.
A.

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